
L’arrivo al potere di Sarkozy è coinciso, coerentemente con quanto proposto in campagna elettorale, con la proposizione di un deciso programma di riforme, non ultime quelle istituzionali. La Quinta Repubblica ha dato alla Francia una stabilità politica soprattutto grazie alla stesura, nell’ottobre del 1958, dell’attuale costituzione, permettendole tra l’altro di superare indenne crisi economiche, guerre e il processo d’integrazione europea. Tuttavia si avverte oggi la necessità di modificare tale costituzione, che paga lo scotto del distacco tra la teoria di alcune sue previsioni e la prassi politica, a detrimento della chiarezza sul rapporto tra Presidente e Parlamento.
Il Comitato Balladur, istituito nel luglio 2007 e presieduto dall’omonimo ex primo ministro, ha presentato all’attuale presidente un rapporto con 77 proposte di riforme istituzionali urgenti per il paese.
Per quanto diverse, le discrasie tra teoria costituzionale e prassi politica in Francia sono numerose così come in Italia, e riguardano l’effettiva detenzione del potere Esecutivo e i suoi rapporti con il Parlamento e i cittadini. Le pratiche presidenziali, suffragate da alcune riforme del passato, hanno ampiamente disatteso l’articolo 20, secondo il quale «il governo determina e conduce la politica della nazione» e dell’articolo 5, per cui il Presidente non ha altri poteri che di vegliare sul rispetto della costituzione, assicurare il regolare funzionamento dei poteri pubblici e la continuità dello stato, ed essere garante dell’indipendenza nazionale. Inutile notare come De Gaulle, Pompidou, Giscard d’Estaing, Mitterrand, Chirac e ora Sarkozy hanno de facto definito la politica interna ed estera della Francia in accordo col Parlamento, ma con più di qualche spinta propositiva.
La «présidentialisation» francese pone dunque problemi d’incoerenza costituzionale, che Sarkozy mostra di voler risolvere con pragmatismo e buon senso: data la ferma opposizione del Partito Socialista e lo scarso entusiasmo dello stesso Balladur, il Presidente ha deciso di non modificare i suddetti articoli, ma d’inserire la possibilità per il Capo dello Stato di esprimersi davanti al Parlamento, anche in sessione plenaria; il dibattito successivo non sarebbe seguito da voto. D’altra parte, le garanzie per il Parlamento riprese dal rapporto sarebbero: un aumento del numero di commissioni permanenti; l’esame in seduta pubblica del testo adottato in commissione; la riforma della procedura d’urgenza; la possibilità per il Parlamento di adottare risoluzioni, ivi incluse quelle sulla politica estera e di difesa. Il Presidente, inoltre, vedrebbe limitato l’esercizio del proprio potere di grazia, sottomesso al controllo di una commissione di saggi.
Altra proposta accettata da Sarkozy è quella inerente la limitazione del cumulo di cariche politiche, per cui è previsto «il rafforzamento di sanzioni contro l’assenteismo» o «la concessione di mezzi supplementari per i parlamentari che fanno la scelta del mandato unico».
Sulla legge elettorale, preferirebbe che al Senato fosse estesa una parte proporzionale al fine di rappresentare la diversità d’opinioni del paese.
La parte riservata ai rapporti tra cittadini e istituzioni è tra le più interessanti, e prevede l’apertura della composizione del CSM e la possibilità di ricorso al Consiglio costituzionale da parte dei cittadini, oltre che l’istituzione di un «difensore dei diritti fondamentali».
Sarkozy ha inoltre chiesto che la composizione, il ruolo e lo stesso nome del Consiglio economico e sociale siano modificati, perché esso «faccia posto ai giovani, agli studenti, alle ONG e alle grandi correnti spirituali».
Sembra di poter concludere che le previste riforme mirano nel complesso a una legittimazione dell’attuale presidenzialismo e alla governabilità del paese; tutto ciò nel massimo rispetto del ruolo del Parlamento e soprattutto con un ampliamento della trasparenza decisionale nei confronti dei cittadini, che acquisiscono nuovi diritti e vedono tutelato un fondamentale principio democratico: il governo della maggioranza. Cercasi un Sarkozy per l’Italia!
Il Comitato Balladur, istituito nel luglio 2007 e presieduto dall’omonimo ex primo ministro, ha presentato all’attuale presidente un rapporto con 77 proposte di riforme istituzionali urgenti per il paese.
Per quanto diverse, le discrasie tra teoria costituzionale e prassi politica in Francia sono numerose così come in Italia, e riguardano l’effettiva detenzione del potere Esecutivo e i suoi rapporti con il Parlamento e i cittadini. Le pratiche presidenziali, suffragate da alcune riforme del passato, hanno ampiamente disatteso l’articolo 20, secondo il quale «il governo determina e conduce la politica della nazione» e dell’articolo 5, per cui il Presidente non ha altri poteri che di vegliare sul rispetto della costituzione, assicurare il regolare funzionamento dei poteri pubblici e la continuità dello stato, ed essere garante dell’indipendenza nazionale. Inutile notare come De Gaulle, Pompidou, Giscard d’Estaing, Mitterrand, Chirac e ora Sarkozy hanno de facto definito la politica interna ed estera della Francia in accordo col Parlamento, ma con più di qualche spinta propositiva.
La «présidentialisation» francese pone dunque problemi d’incoerenza costituzionale, che Sarkozy mostra di voler risolvere con pragmatismo e buon senso: data la ferma opposizione del Partito Socialista e lo scarso entusiasmo dello stesso Balladur, il Presidente ha deciso di non modificare i suddetti articoli, ma d’inserire la possibilità per il Capo dello Stato di esprimersi davanti al Parlamento, anche in sessione plenaria; il dibattito successivo non sarebbe seguito da voto. D’altra parte, le garanzie per il Parlamento riprese dal rapporto sarebbero: un aumento del numero di commissioni permanenti; l’esame in seduta pubblica del testo adottato in commissione; la riforma della procedura d’urgenza; la possibilità per il Parlamento di adottare risoluzioni, ivi incluse quelle sulla politica estera e di difesa. Il Presidente, inoltre, vedrebbe limitato l’esercizio del proprio potere di grazia, sottomesso al controllo di una commissione di saggi.
Altra proposta accettata da Sarkozy è quella inerente la limitazione del cumulo di cariche politiche, per cui è previsto «il rafforzamento di sanzioni contro l’assenteismo» o «la concessione di mezzi supplementari per i parlamentari che fanno la scelta del mandato unico».
Sulla legge elettorale, preferirebbe che al Senato fosse estesa una parte proporzionale al fine di rappresentare la diversità d’opinioni del paese.
La parte riservata ai rapporti tra cittadini e istituzioni è tra le più interessanti, e prevede l’apertura della composizione del CSM e la possibilità di ricorso al Consiglio costituzionale da parte dei cittadini, oltre che l’istituzione di un «difensore dei diritti fondamentali».
Sarkozy ha inoltre chiesto che la composizione, il ruolo e lo stesso nome del Consiglio economico e sociale siano modificati, perché esso «faccia posto ai giovani, agli studenti, alle ONG e alle grandi correnti spirituali».
Sembra di poter concludere che le previste riforme mirano nel complesso a una legittimazione dell’attuale presidenzialismo e alla governabilità del paese; tutto ciò nel massimo rispetto del ruolo del Parlamento e soprattutto con un ampliamento della trasparenza decisionale nei confronti dei cittadini, che acquisiscono nuovi diritti e vedono tutelato un fondamentale principio democratico: il governo della maggioranza. Cercasi un Sarkozy per l’Italia!


