Il problema dell’antisemitismo in seno alle Nazioni Unite è vecchio quasi quanto l’Organizzazione: tanti sono gli episodi in cui l’ONU ha mostrato tutta la sua incapacità di difesa o, addirittura, una precisa volontà di attacco nei confronti del popolo ebraico.
Già nel 1948 l’ONU non si adoperò per difendere la propria risoluzione su Israele e su Gerusalemme, per giungere poi a riconoscere de facto il diritto al terrorismo.
Quando, nel 1967, il dittatore egiziano Gamal Abdel Nasser, che non nascondeva «l’obiettivo di distruggere Israele», chiese all’ONU di ritirare i Caschi blu presenti nell’area, ottenne subito ciò che voleva, nonostante avesse già schierato 80 mila uomini e 550 carri armati al confine con lo Stato ebraico.
Nel 1975 il dittatore razzista e assassino dell’Uganda, Idi Amin Dada, tra gli applausi degli ambasciatori presenti, chiese l’espulsione di Israele dall’ONU e lo «sterminio» dello Stato ebraico. Quel giorno l’Assemblea Generale approvò la risoluzione passata alla storia con il nome «Il sionismo è razzismo».
Un comunicato a seguito della conferenza delle Nazioni Unite a Caracas, diffuso dal Dipartimento dell’Informazione Pubblica delle Nazioni Unite il 14 Dicembre 2005, titola: «Una soluzione a due stati del conflitto Israelo-Palestinese non è più praticabile».
A completare il quadro, le recenti dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che nell’ottobre 2005 ha invocato la distruzione di Israele e la sua cancellazione dalla mappa geografica. Il giorno successivo a queste dichiarazioni, il ministro degli Esteri Silvan Shalom ha richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza. In quell’incontro, tutti i 15 membri hanno condannato le affermazioni di Ahmadinejad, mentre Kofi Annan si è detto costernato per i commenti e ha ribadito gli obblighi dell’Iran e il diritto all’esistenza di Israele. Ciò nonostante, Ahmadinejad ha riaffermato la sua posizione il 28 ottobre 2005, augurando «morte a Israele e all’America». Questo atteggiamento, unito ai propositi di riarmo nucleare, pone una seria sfida per le Nazioni Unite, che tutti sperano possa essere risolta per vie diplomatiche.
L’ONU nacque in un momento di straordinaria moral clarity, in cui i fondatori seppero distinguere “senza se e senza ma” tra l’aggressione dei nazifascisti e il proprio ruolo di liberatori. L’obiettivo attuale deve essere ritrovare quella chiarezza morale, evitando di incorrere in pericolosi quanto antistorici negazionismi. L’Europa ha un grande compito a tal proposito, e deve riuscire a parlare con una voce sola contro le falsità e il terrorismo, in difesa della democrazia. Israele ha diritto ad esistere, e gli ebrei a ricevere scuse.
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duminică, 30 ianuarie 2011
Five more years - Editoriale da Il Foglio
Non sarà risolutivo, ché jokes e mattane contano di più, e di più ancora i dati ineccepibili di Luca Ricolfi sul Contratto con gli italiani, e ancora di più la tristezza degli avversari, ma l'appoggio di Bush a Berlusconi non poteva essere più esplicito, perfino imbarazzante per gli usi della diplomazia occidentale. E' un amico che mi tira su il morale, ha detto del premier il presidente americano, e ha dato stabilità all'Italia perché è un uomo di principi che mantiene la parola data, è un ottimista e un volenteroso di natura. Alla domanda maliziosa su un'eventuale vittoria degli avversari di Berlusconi il 9 aprile, mentre il Cav. pronto e furbo gli suggeriva teatralmente il "no comment", Bush ha opposto il più eloquente dei sorrisi.
Per essere una festa d'addio, come ha detto rosicando il professor Prodi, non aveva niente di malinconico. Tutt'altro. Il leader dell'Unione avrebbe fatto meglio a unirsi all'applauso bipartisan, considerando indivisi il patrimonio di credibilità italiano a Washington e l'amicizia leale italiana con l'America, come avrebbe fatto anche il più scialbo degli statisti. Quando il centrosinistra era al governo, la gara a comparire con Bill Clinton era fervorosa, in nome della terza via ciascuno dei capi della sinistra aveva una sua corrente o fondazione o missione o visione da affidare alle capaci mani del leader del centrosinistra mondiale, in Inghilterra i premier socialisti e democratici si stringevano la mano e cantavano in coro "All we need is love" mentre tuonavano i bombardamenti su Belgrado, e sono indimenticabili le immagini di D'Alema con le stellette di generale della Nato nel cinquantennale dell'alleanza.
Poi in patria si facevano i distinguo, si teneva buona la base riottosa, si inscenava la farsa dell'indipendenza nazionale e si gettavano le basi franco-tedesche per la gestione piatta e burocratica dell'Europa Goldman Sachs, sotto Prodi. Il nostro Churchill nazionale è stato più sobrio, ha, evocato i valori del lavoro e dello sport, che per la verità non sono poca cosa, e pacca oggi pacca domani è riuscito a scardinare lo spirito multipolare e antiamericano dell'Europa di Chirac e di Schróder, si è infilato senza danni eccessivi nella rischiosa avventura irachena e ha saputo anche uscirne con i complimenti di tutti, ha rimediato una buona commessa per l'Agusta, sezione elicotteri, e soprattutto una scia di amichevole simpatia che ci riguarda tutti.
Per essere una festa d'addio, come ha detto rosicando il professor Prodi, non aveva niente di malinconico. Tutt'altro. Il leader dell'Unione avrebbe fatto meglio a unirsi all'applauso bipartisan, considerando indivisi il patrimonio di credibilità italiano a Washington e l'amicizia leale italiana con l'America, come avrebbe fatto anche il più scialbo degli statisti. Quando il centrosinistra era al governo, la gara a comparire con Bill Clinton era fervorosa, in nome della terza via ciascuno dei capi della sinistra aveva una sua corrente o fondazione o missione o visione da affidare alle capaci mani del leader del centrosinistra mondiale, in Inghilterra i premier socialisti e democratici si stringevano la mano e cantavano in coro "All we need is love" mentre tuonavano i bombardamenti su Belgrado, e sono indimenticabili le immagini di D'Alema con le stellette di generale della Nato nel cinquantennale dell'alleanza.
Poi in patria si facevano i distinguo, si teneva buona la base riottosa, si inscenava la farsa dell'indipendenza nazionale e si gettavano le basi franco-tedesche per la gestione piatta e burocratica dell'Europa Goldman Sachs, sotto Prodi. Il nostro Churchill nazionale è stato più sobrio, ha, evocato i valori del lavoro e dello sport, che per la verità non sono poca cosa, e pacca oggi pacca domani è riuscito a scardinare lo spirito multipolare e antiamericano dell'Europa di Chirac e di Schróder, si è infilato senza danni eccessivi nella rischiosa avventura irachena e ha saputo anche uscirne con i complimenti di tutti, ha rimediato una buona commessa per l'Agusta, sezione elicotteri, e soprattutto una scia di amichevole simpatia che ci riguarda tutti.
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